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Cos’è davvero la carne sintetica?

Siamo oggi consapevoli dei danni che un consumo eccessivo di carne provoca sulla salute e sull’ambiente. Le pesanti conseguenze sul benessere degli animali causate dagli allevamenti intensivi sono attualmente un tema molto dibattuto e di primaria importanza, al quale nuove tecnologie e ricerche hanno cercato di dare una risposta alternativa. Esiste un modo per produrre carne senza dover uccidere alcun animale? La risposta è sì, e prende il nome di “carne sintetica”, ovvero la carne prodotta in laboratorio. Ma che cos’è realmente la carne sintetica? Può davvero rappresentare una risposta plausibile all’esigenza di un’alimentazione più responsabile? Quali vantaggi e limiti comporta? Proviamo a scoprirlo attraverso questo articolo.

Cos’è la carne sintetica?

Da non confondere con la “fake meat”, derivante dalla lavorazione di prodotti vegetali che imitano la carne, la carne sintetica è un prodotto animale a tutti gli effetti.

Anche detta “carne artificiale”, “carne coltivata” o “carne in vitro”, è il risultato di un processo in laboratorio che cerca di ricreare nella forma, nel gusto e nella consistenza un prodotto incredibilmente simile alla carne. Essa si ottiene prelevando delle cellule staminali da un animale vivo, poi queste ultime vengono coltivate all’interno di un bioreattore fino a generare un tessuto muscolare che viene infine lavorato per assomigliare alla carne convenzionale. Il prodotto finale è un vero e proprio taglio di carne, ma il fatto che la materia prima venga lavorata in laboratorio permette di non dover ricorrere alla macellazione degli animali, e quindi di arginare anche i pesanti impatti ambientali causati dagli allevamenti, soprattutto quelli intensivi.

Come nasce la carne sintetica

La Nasa fu il primo grande ente a interessarsi di carne coltivata, e nel 2001 avviò degli esperimenti per produrre carne sintetica a partire da cellule di tacchino.

Fu però lo scienziato olandese Mark Post a realizzare, nell’agosto del 2013, il primo hamburger utilizzando carne prodotta in laboratorio. Questo esperimento richiese una somma ingentissima di denaro: per un hamburger di 142 grammi, pensate, ci vollero tra i 250 e i 290 mila euro! Da allora, il settore ha conosciuto una grande e rapida diffusione, che ha portato a una progressiva e significativa riduzione dei costi, sebbene tuttora siano ancora troppo alti per poter rappresentare un’alternativa conveniente rispetto alla carne tradizionale. 

Quali sono i vantaggi della carne coltivata?

I vantaggi dell’introduzione della carne sintetica sono legati a questioni ambientali, sanitarie ed etiche. La coltivazione il laboratorio, oltre ad avere tempi più rapidi rispetto a quelli che richiede lo sviluppo naturale di un animale, porterebbe a una riduzione notevole della macellazione degli animali. Inoltre, permetterebbe di ridurre l’emissione di gas serra del 70% e implicherebbe un notevole risparmio del consumo di acqua e del suolo coltivabile. Da un punto di vista sanitario, invece, la carne sintetica sembrerebbe meno soggetta a contaminazioni batteriche e quindi limiterebbe l’insorgenza di epidemie (come la mucca pazza, l’aviaria etc.). In ultimo, ma non per importanza, l’introduzione della carne artificiale arginerebbe il problema dello sfruttamento degli animali sottoposti, ai fini della produttività, sottoposti a condizioni di tortura.

Carne sintetica: quali sono i limiti?

Non è tutto oro quel che luccica e, così come comporta dei vantaggi, l’introduzione della carne sintetica ha anche dei risvolti negativi e dei limiti, che sollevano dubbi sulla sua effettiva preferibilità rispetto alla produzione di carne naturale. È la Coldiretti a respingere a gran voce questa nuova frontiera della carne coltivata in laboratorio, spiegando come gli allevamenti siano la “vitalità economica di interi territori” e permettano di salvaguardare e garantire la biodiversità.

Inoltre, la produzione di carne sintetica richiede moltissima energia, molto più di quella necessaria al processo industriale della produzione di carne naturale.

Oltre alla questione ambientale, tra i limiti maggiori spicca anche il costo di produzione, attualmente ancora troppo elevato rispetto a quello della carne tradizionale, anche se in progressiva diminuzione. 

In ultimo, non esistono ancora studi certi sugli effetti che potrebbe avere il consumo di carne artificiale sul lungo periodo e, anche per questo motivo, l’idea di mangiare un prodotto sintetico incontra ancora molte resistenze.

Dove si compra la carne sintetica?

Attualmente, la carne sintetica non è ancora disponibile in commercio. L’unico Paese a commercializzarla liberamente è Singapore dove, dal 2020, vengono vendute delle crocchette di pollo a base di carne coltivata in laboratorio. Un altro contesto in cui si può assaggiare il pollo sintetico è il ristorante “The Kitchen”, in Israele. Qui ogni cliente può mangiare la carne coltivata in laboratorio a patto che si assuma ogni rischio firmando una liberatoria.

Negli Stati Uniti la commercializzazione della carne coltivata è stata da poco approvata dalla Food and Drug Administration, mentre per quanto riguarda l’Europa il prodotto deve ancora essere sottoposto al giudizio dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e poi della Commissione.

Come si posiziona l’Italia rispetto a questa nuova frontiera della carne coltivata, che sta raccogliendo in tutto il mondo sempre più consensi? Sebbene anche all’interno dei nostri confini la carne artificiale non sia ancora commercializzabile e questa ipotesi incontri diverse resistenze, esistono nel mondo tantissime realtà imprenditoriali che si stanno interessando al tema e, fra queste, anche un’azienda italiana: la start up trentina Bruno Cell.

La carne in vitro sarà il futuro della nostra alimentazione e arriverà presto sulle nostre tavole? 

Per scoprirne di più e approfondire questo tema, ascoltate le parole della giornalista Silvia Lazzaris: https://www.instagram.com/p/Cb172icJIr4/

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